Manuela's profileL'altalena sulla lunaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    Paura,pregiudizio e amore.



    Quanto può sembrare piccolo il mondo se guardato sempre dalla stessa finestra? Quello di Clotilde si concentra tutto nella piazzola sotto casa sua,nel via vai di poche persone,conoscenti di solo sguardo.
    Non è sempre stato così,una volta questa donna raggrinzita dagli anni e intristita dagli eventi,aveva una vita vera piena di speranze e apparenti certezze. Ma la vita ci consente davvero di avere delle certezze??
    Era una qualunque mattina di Gennaio,la neve fuori sbiancava il panorama e regalava quei brividi leggeri che fanno desiderare soltanto di nascondersi sotto alle coperte,il profumo dell'arrosto infornato da poco già si faceva sentire per casa e Clotilde aspettava il suo Ettore,compagno di una vita piena di sali e scendi compensati e riparati dal tenersi per mano ancora come il primo giorno. Era impossibile immaginare che un buco nero stesse per ingoiare tutto,era impossibile immaginare di dover scappare dallo suillo di un telefono che non aveva mai fatto del male a nessuno.
    Un dolore lancinante,un urlo agghiacciante,questo ricorda Clotilde di quel giorno,un urlo capace di spaccare il mondo in due,un urlo che in realtà non c'era mai stato,ingoiato brutalmente dalla sensazione di aver perduto tutto ciò per cui valeva la pena esistere,dalla consapevolezza del freddo pungente di una mano rimasta orfana.
    A quante persone può capitare di scivolare,soltanto scivolare e in un secondo annullare la vita? Ettore era caduto,come può succedere in un qualunque giorno di neve,sorrideva ancora prima di sbattere la testa su un marciapiede assassino,pronto a farsi una risata e a rimpiangere una gioventù troppo frettolosa,ma quella risata non arrivò mai,lasciò il posto ad un senso di vuoto...all'eco di una seconda vita che stava per finire,nascosta dall'orrore.
    Il 20 Gennaio 2005 fù l'ultimo giorno in cui Clotilde sorretta da pochi conoscenti posò i piedi tremolanti fuori dalla sua casa di ricordi,si trascinò lungo i passi sordi di un funerale che non doveva esistere,nella continua speranza di vederlo comparire,lui...Ettore,con
    il suo sigaro spento fra le labbra rosse perchè la salute negli anni perde sempre qualche colpo.
    A lei non importava che si trattasse di un fantasma,voleva soltanto vederlo,sapere che non la aveva lasciata,ma quel giorno nessun fantasma le fece il regalo che tanto desiderava.
    Clotilde aspettò Ettore per giorni,chiusa dentro casa,senza mai rispondere al campanello o alle telefonate di amici che via via con il trasformarsi dei giorni,in settimane,mesi,anni,la avevano dimenticata come si fà con un vecchio oggetto in uno scantinato.
    Lei e Ettore non avevano mai potuto avere figli e avevano riempito la vita del loro amore,rendendolo forte come la roccia,lo avevano coltivato rigoglioso e pieno di colori come un capo di primavera,convinti che non ci fosse nulla in grado di scalfirlo.
    Forse per questo motivo era impossibile rassegnarsi,per questo motivo Clotilde girava per le piccole 4 stanze urlando infuriata.
    <<Dove sei finito Ettore?? Dove? Io ti stò aspettando! Com'è possibile che tu non mi senta? Non puoi farmi questo!! Devi sentirmi! Ettoreeeeee!!!!!>>
    Il tempo era lento ed inutile e non c'erano fantasmi o spiriti a portare sollievo al dolore,solo il silenzio più assordante; a Clotilde parve pazzesco sentire i morsi della fame dopo giorni di digiuno: allora il suo corpo aveva ancora bisogno di qualcosa? Si permetteva di avere delle esigenze quando l'anima era stata letteralmente strappata da un tornado disfattista?
    Seguirono giorni di dispetto e rifiuto,giorni in cui quella finestra sembrava un buon compromesso per raggiungere suo marito,ma alla fine,anche se sembra impossibile,la vita,sempre che tale possa ancora chiamarsi,continua.
    Clotilde chiamava la salumeria sotto casa ogni giorno e si faceva portare il necessario per non morire di fame e ogni volta si odiava per questo,per non avere il coraggio di lasciarsi partire per un luogo in cui forse esisteva ancora l'amore per cui era esistita.
    Non voleva uscire,ormai radicata nell'idea che se quel fantasma avesse deciso di farsi vivo,non lo avrebbe fatto altrove,ma avrebbe scelto quella casa,comprata con i sacrifici,il loro nido d'amore. Ecco,lei voleva esserci quando si sarebbe finalmente deciso.
    Restava ore con il naso schiacciato sul vetro freddo di quella finestra tentatrice,in attesa...come quando era in ritardo per il traffico e lei si preoccupava;intanto osservava un piccolo mondo camminare come se nulla fosse mai cambiato.
    Nessuna delle persone che osservava le ispirava fiducia,nessuno di loro si era accorto del buio calato sul mondo? Come poteva il salumiere fischiettare ogni mattina? Perchè non rispettava il suo lutto? E quella ragazzina del 3 piano? Con quei capelli color della pece,le catene appese a pantaloni di dubbio gusto. Se quello era il volto del futuro pensava Clotilde,allora l'Apocalisse era davvero davvero vicina! Per non parlare dei suoi dirimpettai,una di quelle famiglie allargate in cui non si capisce quali sono i figli di chi e quali i genitori. Per quanto al riguardava,auo marito morendo si era portato via anche parte del buono che c'era sulla terra.
    Eppure non sapeva fare a meno di osservarli,era il suo unico passatempo da quando la tv,la luce e tutto il resto erano scomparsi dai suoi giorni a causa di bollette che non era mai uscita a pagare,eppure con i termosifoni spenti lei non sentiva freddo,forse perchè il suo cuore era già ghiacciato!
    Soltato poco più di un metro per osservare il mondo in movimento,eppure quante cose si possono vedere in così poco spazio? Clotilde non riusciva più a staccarsi dalla finestra la sera in cui sotto alla pioggia,illuminate dalla luce opaca e giallastra di un lampione sporco,vide le lacrime di quella ragazzina dark che tanto poco le piaceva. Avrebbe voluto che non le importasse,eppure l'aveva vista crescere da quella finestra e diventare sempre più cupa,sempre più nera e non poteva non domandarsi il perchè di quelle lacrime. Sussultò e si nascose dietro le tende,soltanto quando anche Viola,la ragazzina la notò e la guardò...così da lontano,eppure così da vicino.
    Da quella sera,ogni giorno alle 20 il suo campanello suonava e ogni volta di rimando,lei si tappava le orecchie con le mani e aspettava che finisse. L'aveva vista dallo spioncino: Viola,con i capelli arruffati,le occhiaia nere e l'aria di chi è stanco da morire. In certi istanti il desiderio di aprire la porta si era fatto più forte dell'incomprensione legata a quella visita che la metteva a disagio,ma aveva resistito. Chi era quella giovane ambigua,cosa mai poteva volere da lei? Non era certa di volerlo sapere.
    Eppure,quando una sera il campanello non suonò Clotilde passò la nottata alla finestra,in attesa di vedere quei capelli neri rientrare da un'uscita,non sapeva darsi pace,con stupore prese atto della preoccupazione che nutriva verso la sconosciuta oscura.
    Non era possibile che stesse succedendo a lei,i piedi non smettevano di trascinarla da una finestra all'altra,il cuore era in tumulto...credeva di aver dimenticato certe emozioni,pensava di essere consolidata ormai ad un'unica sensazione fisica e psichica,il dolore.
    Aveva voglia di strapparsi i capelli per l'agitazione,avrebbe voluto scendere due piani di scale e suonare a casa della giovane,assicurarsi soltanto che stesse bene,che fosse viva e al contempo l'idea le sembrava inaccettabile,le rampe di scale apparivano ai suoi pensieri come nemiche che l'avrebbero rapita proprio nell'istante in cui Ettore fosse comparso fra quelle mura.
    Un conflitto interiore pazzesco lascìò il segno su quella mattina nebbiosa e contro ogni aspettativa proseguì con il rumore della porta in casa di Clotilde,le mani le tremavano in modo folle,non era affatto certa di quel che stava facendo,ma quella era l'unica alternativa che aveva trovato a tutte le domande che le martoriavano la testa.
    Aprì la porta respirando a stento,con la testa che girava ancor prima di aver dato un'aocchiata al pianerottolo,diede un colpo secco alla porte per mettere fine alla sofferenza e sentì un gemito di sorpresa: Viola era lì,semi addormentata,proprio davanti all sua porta.
    Nessuna delle due disse una parola,bastò uno sguardo soltanto e Viola sedeva nella cucina verdina di Clotilde,mentre quest'ultima apriva un cartone di succo di frutta da offire; lo bevvero insieme,ma quel giorno nessuna delle due disse una sola parola.
    Nè Clotilde,nè Viola si aspettavano tanto,ma quella sorta di colazione silenziosa divenne un'abitudine quotidiana: prima di andare a scuola la ragazza suonava al campanello e trovava la vecchina con i bicchieri di succo già pronti sul tavolo,passavano una mezz'ora a raccontarsi senza parole e poi ognuna tornava alla sua mezza vita.
    Forse si trattò soltanto di una sciocca coincidenza a cui si vuol dare un significato esagerato,ma c'era il sole la mattina in cui Clotilde per prima diede il via allo scorrere rumoroso delle parole:
    <<Sai,in realtà ho sempre preferito il teh al succo di frutta...se solo funzionasse il gas...>>.
    Basta davvero poco per dar vita ad una conversazione;quel giorno Viola non andò a scuola,oh,erano così tante le cose c'erano da dire,le storie da raccontare...
    Nessuna colazione fù mai più silenziosa,due donne di generazioni tanto diverse si erano donate l'una all'altra con tale imbarazzante sincerità,da aver creato un rapporto che andava oltre qualunque cosa avesse un nome.
    Viola non aveva riso,nè era impallidita di fronte alla cocciuta attesa di un fantasma,no lei lo aspettava tenendo stretta la mano di Clotilde...le restava accanto,le ripeteva che avrebbero trovato il modo di scovarlo insieme. Che sapore dolce quella parole,che carezza gradita su un'anima spezzata.
    E Clotilde ascolto partecipe quando Viola le raccontò di sua madre che era scappata con un uomo dopo aver perso la testa come una ragazzina,abbandonandola con un padre che non si era ripreso,che si lasciava sopravvivere facendola sentire invisibile. Aveva condiviso le pene di una ragazza introversa eppure tanto piena di amore da dare,le sue paure,la sua solitudine...e le aveva dato l'unica cosa utile...un abbraccio sincero e un'amica.
    Viola era sempre puntuale,non cambiava mai l'orario della sua visita,per questo motivo l'anziana trasalì la mattina in cui sentì il campanello con un anticipo di un ora,aprì la porta in fretta con l'ansia già avvinghiata addosso,ma trovò un viso sereno,i capelli schiariti...nessuna ombra di trucco pesante,una Viola nuova. Quella visione fù come un regalo,quanto era bella la sua bambina?
    <<Viola!! Sei bellissima tesoro...questo è...è...un cambiamento eccezionale!>>
    <<Già...scusa l'anticipo,ma ho oggi ho molto da fare...sono in missione!>>
    Voleva fare la misteriosa e Clotilde ci rimase quasi male...,ma si conoscevano tanto bene che non fù difficile per Viola rendersene conto.
    <<Eh va bene Clo...se non posso tenere nemmeno un segreto...allora ti dico solo che vado a cercare il regalo per il tuo compleanno...>>
    <<Il mio...co...compleanno??!!>>
    La giovane aveva uno sguardo che faceva trapelare l'affetto e la tenerezza più sinceri,quella vecchina era diventata come una cara nonna,ma anche una madre e una migliore amica...il tutto concentrato in un metro e cinquanta.
    <<E' fra due giorni no?>>
    Un altro sorriso ed era già fuori dalla porta...pronta per la sua missione.
    Quanti pensieri per Clotilde,non ricordava nemmeno l'ultima volta che aveva ricordato il suo compleanno e ormai da tempo era convinta che nessuno le avrebbe mai più fatto un regalo. Un regalo poi...,quella ragazzina non le aveva forse già donato abbastanza? Aveva portato una ventata di colori nella sua vita monocromatica,le aveva regalato un motivo per non maledire più ogni singola nuova giornata e le aveva restituito un movimento facciale dimenticato,il sorriso.
    Quelli successivi non furono giorni facili,Viola era sempre di corsa e Clotilde,come una bambina emozionata aspettava il suo regalo preda di una curiosità elettrizzante e di una sensazione che non le permetteva di passare più di un quarto d'ora senza commuoversi. Se solo Ettore avesse potuto vederla! Lui le aveva sempre rimproverato di non avare un amica vera,ripeteva sempre che non c'è nulla di più potente di un vero amico. Quanto aveva ragione!
    Aprire gli occhi e sapere di compiere gli anni fù una strana sensazione per Clotilde,sapere che in quel giorno esisteva una persona che voleva festeggiarla la faceva sentire più giovane di almeno 10 anni,la sua amica stava per arrivare...e avrebbero trascorso una bella giornata ad aspettare Ettore e a mangiare la tortina che aveva chiesto al salumiere di recuperarle.
    Invece le ore passavano e di Viola nessuna traccia...,la torta era già scartata,le posatine d'argento accanto ai bicchieri di succo,ma il campanello non suonava mai e il sorriso svaniva ad ogni rintocco dell'orologio.
    Non era facile per Clotilde immaginare di andare a cercare Viola...non voleva un altro doloroso confronto con sè stessa,non il giorno del suo compleanno! Non dopo aver aspettato una festa. Come poteva la sua migliore amica farle una cosa del genere? Le aveva promesso un regalo...una sorpresa...e non si presentava? Il senso di perdita era già accecante,l'anziana si rimbottava dolorosamente per essersi fidata,per essersi legata tanto a qualcuno soltanto per finire a soffrire ancora ancora e ancora. Quanta voglia di vedere quei capelli lunghi,di sentire quella voce delicata e leggermente rauca e quell'odore di sigaretta per cui la sgridava ogni giorno ricevendo in cambio una risatina colpevole.
    Ma...ma...cosa ci faceva Viola sotto la sua finestra? Ma perchè non saliva? Clotilde non poteva crederci...guardava quegli occhi e sapeva cosa le stavano chiedendo...voleva che scendesse in strada da lei!! Era forse impazzita? Eppure il sollievo della scoperta di non esser stata dimenticata era quasi quasi più forte della paura...
    Cosa urlava quella ragazzina meravigliosamente pazza??!!
    <<Cloooo????? Ti fidi di me? Scendi ti prego??>>
    Se avesse potuto osservarsi dal di fuori,forse Clotilde avrebbe rilassato il volto teso dalla preoccupazione e si sarebbe lasciata andare ad un sorriso mentre scendeva le scale come fosse un impresa da Indiana Jones.
    Lacrime,lacrime di felicità più inaspettate che mai: nell'androne principale della palazzina c'erano tutti condomini,dal primo all'ultimo,attorniati ad una torta bellissima,Viola era la prima ad aspettarla...cosa aveva combinato? Clo non capiva più una sola parola...era andata di casa in casa...aveva parlato di lei...i condomini l'avevano tutti adottata...una colletta...le bollette pagate...tante,quasi troppe persone che desideravano aiutarla stringerle la mano,volerle bene e far parte un pochino della sua vita;un padre che ringrazia per la trasformazione di una figlia che troppo a lungo aveva trascurato...amore...soltanto amore...ne era piena l'aria.
    E poi un'ombra leggera...dietro un albero rosso...,Clotilde si avvicina,lo sà,lo sente...Ettore è lì,finalmente era arrivato!
    <<Ettore?>>
    La voce bassa,vellutata come era sempre stata...
    <<Mia cara...finalmente!!>>
    Parlare con un fantasma...incredibile...e meraviglioso!
    <<Finalmente? Tu...io ti ho aspettato tanto a lungo...>>
    <<Anche io ho aspettato... ...>>
    Ecco lo stupore,qualcosa di inaspettato,una vera giornata di sorprese incredibili,Clotilde si domandò se si sarebbe mai ripresa da tutti quegli eventi...la testa ancora non si era fermata per la botta di emozioni precedenti ed ecco che iniziava a girare ancora più di prima.
    <<Tu...vorresti dire che...eri quì?? Da...sempre?Perchè? Perchè non sei venuto da me??>>
    <<Io...cara,non volevo ti lasciassi morire dentro quella casa...volevo tu avessi ancora la possibilità di vivere...così ho aspettato...non sono andato verso la luce perchè volevo darti un motivo per venirmi a cercare...ma tu non arrivavi mai...>>.
    Quanto tempo passato ad aspettarsi per un saluto...
    <<Mio Dio...eri quì...eri con me...sempre!?>>
    <<Clotilde...non importa se andrò verso la luce,io sarò sempre quì con te! Sempre! Solo ti prego...continua a sorridere...vivi...non farmi preoccupare...>>.
    Un bacio lieve...come uno spostamento d'aria...un bagliore e un tempo troppo breve già scaduto,ma non un dolore,piuttosto un emozione brezzata di sollievo.
    Un sussulto ancora,l'ultimo di una giornata indimenticabile...una mano familiare,una carezza commovente...
    <<Clo..tutto bene? Gli altri stanno rientrando,vogliono salutarti...>>
    <<Tutto benissimo tesoro...andiamo a dare la buona notte...e poi ci facciamo un teh?>>
    Un vero amico è sempre qualcosa di prezioso e unico al mondo,capace di tenerti la mano se hai paura,di strapparti ai pregiudizi e regalarti l'amore più indissolubile.


    Manuela


    Tornado di solitudine...

    Vedere
    quando gli altri non osservano,
    sentire,
    mentre nessuno ascolta,
    pregare in silenzio
    di non lasciarsi trascinare,
    di essere forti abbastanza
    da non farsi ingoiare dall'uragano spietato
    di emozioni e timori.
    Avere la certezza di trovare una mano,
    un'ancora di salvezza a cui aggrapparsi,
    cercarla con gli occhi che bruciano,
    tastare l'aria con convinzione
    e scoprire l'inganno...
    nessuna mano.
    Là dove credevo di trovarla
    il vento fischia più forte,
    annebbia il giudizio.
    Là dove dovevo trovarla,
    niente più che un buco di tormento
    e la consapevolezza di una solitudine
    a cui non sono stata preparata.


    Manuela